Rieducazione inclusiva

L’istituto della
messa alla prova

nuovi modelli alternativi alla giustizia tradizionale

Svolgere un lavoro di pubblica utilità a titolo gratuito come risarcimento alla comunità

L’istituto della messa alla prova

Qualcuno si sarà forse accorto di come gli ambienti dell’Oratorio siano ultimamente più curati e mantenuti; è grazie anche al servizio che Silvano, Fabrizio, Riccardo (nomi di fantasia) stanno svolgendo come misura riparativa del reato.
Recentemente è emersa una particolare attenzione per i nuovi modelli alternativi alla giustizia tradizionale (giustizia riparativa, mediazione). La messa alla prova è una sanzione di comunità prevista dalla Legge, in cui la finalità del reinserimento sociale si consegue soprattutto attraverso la prestazione di attività lavorativa a favore della collettività da parte del reo, con un’assunzione di responsabilità della comunità, la quale si renda partecipe della gestione della devianza, della riabilitazione e della inclusione sociale.
La nostra Parrocchia collabora dallo scorso anno con UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna), articolazione dell’Amministrazione Penitenziaria, offrendo la possibilità agli imputati di piccoli reati (con pena massima di 4 anni) di svolgere un lavoro di pubblica utilità a titolo gratuito come risarcimento alla comunità, nel contesto di un percorso rieducativo e nell’ottica della giustizia riparativa.
La messa alla prova (MAP), introdotta con legge 28/04/2014, n. 67 entrata in vigore il 17/05/2014, consiste nella sospensione del processo e nell’avvìo di un percorso trattamentale che prevede appunto l’obbligo da parte del reo di svolgere un lavoro di pubblica utilità, solitamente per un periodo di durata variabile (minima dieci giorni, massima due anni, media otto mesi) o di mettere in atto altre condotte che siano riparative, volte a eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato. Il programma di trattamento, predisposto e concordato con UEPE, si realizza con forte ancoraggio al territorio, luogo di residenza o domicilio dell’imputato.

UEPE prende in carico l’interessato, controlla lo svolgimento della prova, fungendo da canale di informazione privilegiata per il giudice con relazioni periodiche e una relazione finale; ugualmente UEPE può farsi promotore di modifiche, abbreviazioni e persino della revoca della messa alla prova. Alla scadenza del periodo di prova, UEPE trasmette al giudice una relazione dettagliata sul decorso e sull’esito della prova medesima; qualora l’esito della prova sia negativo, il giudice dispone che il processo riprenda il suo corso; se la prova risulta positiva, il reato si estingue.
Con UEPE collaborano volontari formati (ex art 78) che intervengono nelle attività trattamentali e risocializzanti, svolgono attività di sostegno nei confronti dell’autore di reato, dei suoi familiari, accompagnano nel corso della esecuzione della sanzione di comunità, supportando il recupero e il reinserimento sociale.

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